Un’idea in armi

Esperienze anarchiche negli Stati Uniti e in Russia agli inizi del 900
Una delle roccaforti ideologiche del Potere è la sua pretesa eternità, la sua presenza perenne. Per non essere messo in discussione, pretende di essere compreso ed accettato da tutti come se la sua esistenza fosse ineluttabile e naturale. Se l’autorità esiste da sempre, naturale come il sole e l’acqua, se il bisogno di comandare e la necessità di obbedire sono considerati inevitabili come il bisogno di mangiare e la necessità di dormire, allora ogni critica radicale del potere, ogni tentativo di abbatterlo, ogni diserzione dai suoi ranghi, è del tutto priva di senso. Una idiozia, prima ancora che un’utopia.
Ecco perché il dominio vuole che il suo mondo venga percepito come il solo ed unico possibile, magari da perfezionare e correggere, mai da demolire. Questa opera di convincimento non avviene solo fuori di noi, materialmente, giorno dopo giorno, attraverso gli obblighi quotidiani che ci vengono imposti. Avviene anche dentro di noi, nella nostra testa, nell’immaginazione.
Per sradicare l’idea stessa che un mondo privo di autorità sia possibile, il dominio deve di continuo riscrivere la storia a propria immagine e somiglianza. Tramanda le imprese di re e imperatori, di nobili e papi, di capi di governo e uomini d’affari, ma tace, rimuove, mistifica le imprese dei ribelli e dei rivoluzionari. Soprattutto di quei ribelli e di quei rivoluzionari che lo hanno sfidato e combattuto senza volerlo conquistare (liquidati per metà come romantici sognatori, per metà come pazzi criminali). Ciò spiega il motivo per cui gli anarchici difficilmente trovano spazio nei libri ufficiali di storia. Soprattutto considerato che quella che conosciamo come Storia viene ricostruita da specialisti, accademici frequentatori di archivi e biblioteche, il 99% dei quali sono stipendiati dallo Stato. Non potendo sputare nel piatto dove mangiano, anche i pochissimi storici che “simpatizzano” con le idee anti-autoritarie tendono a chiuderle nel lontano passato anziché aprirle al presente ed al futuro. Nelle loro opere, talvolta anche ben documentate, è come se si avvertisse un certo sospiro: «tutto ciò è giusto e bello, ma era necessario, possibile e comprensibile all’epoca, mentre oggi…».
Eppure noi pensiamo che anche oggi opporsi al potere, allo Stato, al capitalismo, sia necessario, possibile e comprensibile. E qualora e laddove non risulti possibile e comprensibile, spetta a noi renderlo tale. Perché al di fuori della rivolta e dell’insurrezione contro questo mondo miserabile c’è solo la rassegnazione a questo mondo miserabile.
Ora, a nostro avviso, se non vuole condannarsi alla riproduzione del già visto o all’impotenza, questa rivolta deve scoppiare ovunque, nelle strade e nelle piazze come nei cuori e nelle teste. Da qui l’urgenza di restituire all’insurrezione la sua pensabilità, la sua immaginabilità.
Un contributo in questa direzione è riportare alla luce quei momenti, quei personaggi, quelle esperienze del passato che la storiografia istituzionale ha cancellato.
Il 23-24 giugno 2018 si sono svolti a Parigi:
TEMPI D’INCHIOSTRO
Incontri attorno ad alcune pubblicazioni anarchiche
Uno degli appuntamenti previsti per domenica 24 era: L’intervento anarchico • discussione a partire da:
Vive la révolution, à bas la démocratie ! (Anarchici di Russia nell’insurrezione del 1905)
Parole chiare (La «buona guerra» degli anarchici italiani immigrati negli Stati-Uniti • 1914-1920)
Da questo incontro è scaturita l’idea di stampare un libretto bilingue contenente gli interventi, letti o ricostruiti a posteriori, di chi ha presentato la discussione, accompagnati dalle introduzioni 
(una integrale, l’altra parziale) dei due volumi: 
UN’IDEA IN ARMI / UNE IDÉE EN ARMES
Esperienze anarchiche negli Stati Uniti e in Russia agli inizi del 900
pag. 88, 3 euro
per richieste:
trrivio[at]gmail.com
indesiderabiliedizioni[at]gmail.com
[Tratto dal sito internet finimondo.org].
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Abbiamo scherzato!!! Il Tap e il gasdotto Snam si faranno

Scarica il manifesto: 5s gasdotto
Testo:
Abbiamo scherzato!!! Il Tap e il gasdotto Snam si faranno
Avevamo promesso: «fermeremo il Tap in due settimane» (Di Battista)
Ci siete cascati!
D’altronde siamo il partito fondato da Krusty il Clown, un po’ di ironia…!!
Il Tap si farà e con esso si farà anche il Gasdotto Snam, l’opera più spiritosa di tutti i tempi: 700 km di tubi belli pieni di metano che gli esperti della Snam, anche loro dei grandi burloni, hanno pensato bene per farci scompisciare dalle risate di far passare da Sulmona, L’Aquila, Amatrice, Cascia, Norcia, Colfiorito.
Ci pensate al prossimo terremoto? Magari salta il gasdotto e boom!!!
Non potete immaginare quanto ce la ridiamo con Di Maio, la ministra Lezzi, il senatore Lucidi. Grillo ci ha proposto un nuovo piatto tipico: le casette alla norcina. Quelle costruite nei pressi del gasdotto, saltate in padella.
Non potevamo salvare il Salento, non potremo salvare l’Abruzzo e l’Umbria. Ci sono le penali da pagare. Ma noi siamo sempre gli stessi, quelli che combattono i veri poteri forti: non le multinazionali, non l’Eni, non la Snam. I veri poteri forti che combattiamo tutti i giorni sono quella massa di disgraziati che scappano dalla guerra che proprio l’Eni alimenta in Libia per spartirsi il petrolio. I soli, i veri poteri forti che combattiamo ogni giorno, sono gli africani, gli abbruzzesi e gli umbri.
Un ringraziamento lo dedichiamo a voi: voi imbecilli che ci avete votato, voi che avete fondato i meet up per difendere l’ambiente da un punto di vista legalista, voi dirigenti dei comitati che avete fatto campagna elettorale a nostro favore, voi venduti della sinistra che ci avete sostenuto per dare un colpo al sistema.
Ma noi sappiamo perdonare:
perdonamo a Salvini che se crede lu patrone dellu mare,
perdonamo la Lezzi che se crede la patrona della terra,
ma perdonamo sopratutto a voi… che nun sete patroni d’un cazzo
ANARCHICHE Ⓐ ANARCHICI
[Tratto dal sito internet lasibilla.noblogs.org].
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Editoria anarchica a Lecco

Editoria anarchica, 24-25-26 novembre a Lecco.
Una tre giorni per parlare, discutere, confrontarsi e, perché no, mettersi in gioco.
Affiancare all’esperienza i libri: per quale motivo? Perché ora, nell’era tecnologica, è particolarmente importante?
Il libro è quella cosa che porta a riflettere da soli, partendo dall’unicità del momento, per fantasticare, conoscere, rielaborare, mettersi alla prova, per crearsi quel bagaglio personale che ognuno mette in contatto con l’esterno nelle proprie relazioni.
Ed è per favorire quel contatto che nasce l’idea di una fiera dell’editoria anarchica a Lecco; perché il libro giusto è un’arma fondamentale per combattere questa realtà attuale tanto oppressiva.
Con i libri si possono affrontare tante tematiche diverse, e la volontà di farlo pubblicamente in maniera anarchica, senza capi né capetti, autorità né prevaricazione, professori né alunni, può essere un ottimo modo per ridare slancio alle vite.
Pochi mesi fa un compagno a Lecco è stato denunciato per stampa clandestina in seguito al ritrovamento, nel suo zaino, di libri pericolosi per lo Stato.
Non è certamente un caso che la democrazia, come ogni altra forma di dominio, utilizzi, in caso di bisogno, leggi d’altri tempi – dal sapore ottocentesco – che conserva gelosamente nel suo arsenale.
E allora ben venga una festa dell’editoria anarchica in città, alla faccia di chi vorrebbe solo libri autorizzati dallo Stato!
[Tratto dal sito internet leccoriot.noblogs.org].
Se anche la stampa è clandestina…
Il 7 luglio scorso un compagno viene fermato da alcuni agenti della Polizia Ferroviaria in stazione a Lecco.  In seguito ad una perquisizione personale e all’ispezione di libri e opuscoli che porta con sé, gli agenti decidono di perquisire la casa dove il compagno sta abitando e quella dei genitori, usando come pretesto il ritrovamento, tra i suddetti volumi, de “La salute è in voi”, manuale pratico per amanti dell’azione diretta edito nel 1906 e ristampato di recente da alcuni compagni.
Alla fine delle perquisizioni altro materiale cartaceo di stampo anarchico viene sequestrato, in quanto stampato clandestinamente, e il compagno viene denunciato per “stampa clandestina”. A tale accusa si aggiunge quella di “vilipendio alle forze armate”, a causa di un manifesto in cui, all’interno di una proposta di dibattito, venivano espressamente attaccati gli Alpini.
Questa vicenda, purtroppo non isolata nel suo genere, offre diversi spunti di riflessione.
Innanzitutto rispolvera, tra le frecce all’arco della repressione, l’accusa di stampa clandestina. Se, da un lato, è superfluo rivendicare la stampa e la diffusione di materiale al di fuori delle regole imposte dal mercato (e dallo stato), dall’altro può essere utile soffermarsi un attimo sulle potenzialità di questo strumento repressivo.
In ogni centro di documentazione o posto occupato, infatti, ci sono decine di testi stampati in maniera “libera”, senza autorizzazioni né diritti d’autore; tutto materiale che, potenzialmente, potrebbe finire sequestrato negli sgabuzzini delle questure.
Come porsi di fronte a questa eventualità?
Senza nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di una legalizzazione che, se possibile, permetterebbe di continuare a far circolare libri e opuscoli senza paura di conseguenze legali, una possibilità di risposta preventiva ad eventuali crociate repressive all’insegna della stampa clandestina potrebbe essere l’avvio di un dibattito sul significato dell’editoria “libera”, sulle sue potenzialità, sulle sue prospettive e sull’analisi delle sue difficoltà.
Anche l’accusa di “vilipendio alle forze armate” merita un cenno.
Non certo per la questione penale in sé, che è minima, ma piuttosto per una riflessione interna fra compagne/i. Attaccare direttamente le forze armate, nel modo che si ritiene più adeguato, secondo noi dovrebbe essere una buona abitudine da non perdere. Soprattutto dal momento che alcune di queste forze armate, come gli Alpini, si camuffano da corpi pacifici, positivi per la collettività, e grazie anche alla loro aura fintamente folkloristica fanno passare contenuti nazionalisti, razzisti e sessisti senza destare sospetti. Da qui la volontà esplicita di smascherarli, criticandoli apertamente in ogni situazione e con qualsiasi interlocutore, per squarciare quel velo di ambiguità che permette loro di avere un’agibilità incontestata.
Ben venga il vilipendio! Questo può essere un buon punto di partenza per spingere lo sguardo oltre le singole efferatezze di Alpini, polizia o carabinieri, e arrivare finalmente alle radici della questione. Ossia la necessità per lo Stato di moltiplicare i suoi apparati, con intenti repressivi o preventivi; l’esistenza delle forze armate funzionale al mantenimento dello status quo. E non di meno, soprattutto in questi tempi infausti, la spinta sempre più capillare affinché ciascun “buon cittadino” faccia proprie la delazione, la cieca obbedienza e il rispetto acritico della legge come verità assolute, tratti innegabilmente legati all’ideologia militarista.
Certi che queste intimidazioni non attecchiranno, serve costruire più occasioni possibili affinché le parole stampate nero su bianco squarcino il foglio ed escano allo scoperto, per esprimere una critica radicale che non sia recuperabile dal giogo democratico.
Per dar vita alla tensione contro ogni autorità, contro assassini, sgherri del potere e indifferenti sempre più complici delle atrocità di ogni giorno.
Centro di documentazione anarchico l’Arrotino
[Tratto dal sito internet leccoriot.noblogs.org].
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Tap, Snam, 5 Stelle… e la coazione a ripetere del riformismo

Grande indignazione in Salento – così pare da queste latitudini attraverso monitor e tv che mandano in onda immagini di bandiere del Movimento 5 stelle in fiamme e tessere elettorali stralciate – per il “tradimento” del Mo-vi-mento i cui vertici, una volta poggiato il deretano sugli scranni ministeriali, hanno cambiato idea sulla Tap.
Uno ci spera, da buon fesso: che fosse la volta buona, la gggente ha finalmente capito! votare non serve, delegare è un inganno, le elezioni una truffa! oggi le bandiere, domani le sedi e le ruspe! daje forte! Macché…
Bisogna purtroppo distinguere tra immagine e realtà. Perché bruciata una bandiera, se ne stampa un’altra. E la tessera elettorale può essere bruciata in TV e richiesta agli uffici comunali prima delle prossime elezioni.
E infatti i capoccioni, i capi, i capetti, i cappelletti e i capocolli del Fronte Unico Ambientalista Riformista non cambiano mai. Così è uscito di recente l’appello dei nemici riformisti abruzzesi del Gasdotto Snam, l’opera che di fatto sarà il proseguo del Tap, che devasterà 700 km di Appennino e che nel tratto più infame, il Sulmona-Foligno, attraverserà l’area forse più sismica d’Europa benedicendo col metano località come Sulmona, L’Aquila, Amatrice, Cascia, Norcia, Colfiorito. Cosa ci dice questo appello? Che i coglioni di mulo (è un salame tipico norcino, ogni riferimento offensivo a quel grande animale operaio che è il mulo è puramente casuale e a loro va la nostra solidarietà) del riformismo non cambiano mai, non imparano mai. Rimangono lì, appesi.
L’esperienza del Tap non ha insegnato loro proprio niente. Va bene, Di Maio ha tradito in Salento. Ma il buon Principiello ha detto: ce stanno le penali da paga’!
Quindi i riformisti sulmonesi – furbi come la Volpe del Collodi e preparati come l’Azzeccacarbugli del Manzoni – dicono: per il tratto Sulmona-Foligno non ci sono ancora contratti firmati! Ministro, Maestà, Santità…la imploriamo in ginocchio…il tratto Sulmona-Foligno non ha penali, almeno questo, non lo faccia!
I coglioni di mulo del riformismo ambientalista mica lo capiscono che è una questione di violenza, di rapporti di forza. Il gasdotto si ferma se il costo da pagare supera il profitto. Quel costo  lo dobbiamo far pagare noi. Le penali sono solo un effetto speciale, una sovrapposizione in Power Point. Eziandio, tanto per girare il coltello nella piaga e alimentare le contraddizioni nei confronti di chi “gli ha rubato il lavoro”,  ci si è messo pure il predecessore di Di Maio, il Ministro dei Padroni… ops del Lavoro, della Confindustria… ops del PD, insomma Calenda, il quale ha dichiarato: non c’è nessuna penale, Di Maio prende in giro gli elettori! Insomma i riformisti sulmonesi fanno appello, per distinguere il loro caso da quello salentino, ad una presunta assenza di penali che infatti sono assenti pure in Salento.
Questa gente non impara nemmeno di fronte all’esperienza. Nella migliore delle ipotesi si tratta di casi umani, afflitti da coazione a ripetere. Nella peggiore, si tratta di agenti di una camarilla che ha preso i vertici dei movimenti, che ti ritrovi coi distacchi sindacali, candidati con 5 Stelle i belli e con Potere al Pollo i brutti, sempre lì pronti a ricondurre la lotta sul piano legalista.
Non è solo una questione di principi. E’ proprio una questione di risultati. Questi coglioni di mulo sono coloro che, disarmando la lotta, illudendo le popolazioni, sfinendo i nemici del gasdotto con vertici, elezioni, delusioni, appelli, disillusioni, sono i principali alleati dell’Eni e della Snam.
[Tratto dal sito internet lasibilla.noblogs.org].
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Without delay

Tired of being an island within the island:
We are breaking the silence!
SOLIDARITY WITH THE RECALCITRANTS!
NO REPRESSION WILL DESTROY WHAT WE ARE.
‘[…] – Down the mask. – The time is always ripe to get rid of injustice when injustice exists. – Do you wait for the man to be back on his feet before raising him up again? – That will be the moment to give him help? – Or when he is lying down? Or when the assailant is on top of him? Or when he asks you for help?’
Carlo Cafiero
What is our struggle. What is our life.
In the present totalitarian democratic regime, the multitudes of excluded thrown to the edges of this global society are rendered invisible, useless, left to themselves because they are considered the inevitable “waste” of the highly specialized technological/capitalist production. And just as many are those who, exploited and oppressed, are suspended on the edge of the abyss and plodding on the slopes of the system that makes them chronic medical cases and infantilises them in the oppressive network of laws and assistance-dependency for life by the booming business of the “tertiary sector” that makes them outcasts of blackmail and misery, distrustful of each other, in the contest for crumbs.
The most striking outcome of this incessant seesaw of economic, social, moral, cultural, sentimental etc. obscenities is that, between compulsory servitude and involuntary servitude, the most widespread practice between exploitation and oppression becomes the breakdown into individual categories, dispossessed of oneself and crumbling among millions of particles upon which hordes of vampires parasitize and fatten themselves to the point of their total cancellation.
Thus, under the weight of authority, religions, unbridled consumerism and subservience to the bitter end, hosts of workers, unemployed, migrants and excluded of all kinds of give up fighting, they cowardly accept to barter their dignity and, slaves of their own ignorance and opportunism, albeit discriminated against and humiliated on the one hand in turn reproduce discrimination and constant humiliation on the other; completely dependent on and addicted to delegating, they even feel proud to claim the “subjects’ freedom” of being allowed to decide who should be elected in the government of the day; and having internalized authority to such a point, at every turn appeal to so-called State security, the institutions, the rule of law, the courts, the cops, judges, politicians, religious leaders, psychiatrists, social workers, voluntary work of every kind etc., in the illusory expectation and hope of being inserted by and into the system if thrown out, or become integrated if they are not yet settled. Rather than react by violently rebelling against the blackmail, humiliation and abuses suffered every day on their skin and against the devastation and the poisoning of their territories, they give the bosses and rulers in power their life in exchange for work and security in exchange for freedom and, under the hallucinating expectation of an unlikely “class collaboration” with their oppressors, delegate, as well as to the politicians, the same bosses and capitalists, the changing of their own destiny, not giving a shit, among other things, if they themselves are contributing, with their so-called “work” to producing poisons, bombs, repression, destruction and death.
Stripping bare all miserable appearances in papier mache on sale in cheap deals as free panaceas to get idiotised with psycho-virtual type surrogates, and in the face of the putrid spectacle of real reality and the concrete cultural and moral regression of individuals and human relations in all spheres of existence, we do not intend to remain helpless.
In addition to the inevitable and profound changes that follow one another by the bagful in the society, rendered apathetic on all fronts, this organization of power has so altered social relations, culture and human sociality that, in general, while speaking one and all the same language it is as if between individuals one does not want or has no more interest in meaning and understanding, rebelling, discussing, acting in emancipatory ways or, even worse, no one seems to take anything seriously, neither facts nor problems nor discourse nor the persons or the actions or the countless economic and everyday social injustices produced by the machinery of the system on the skin of individuals; as though what happens and overwhelms had no more power and strength to shake the sensitivity and trigger the anger and the desire to revolt, the awareness and the will to react attacking violently and materially those responsible for all this. Nevertheless, in this seemingly resigned dragging of oneself into reality, where, between a few gasps of rebellion most jostle in the sea of indifference, fear and hypocrisy to the benefit of power, in the strictly paradoxical internetian virtual world, surrogate for real action, millions of soliloquies ripple, even antagonistic, but all obviously subtracted from concrete and real action and without risk, all invariably returned to sender!
In fact, now more than ever, the complete freedom and unrestrainability of some individuals are the most frightening, even including some anarchists. The radical and profound break with the existent is necessary and cannot be postponed, and for this we need all the more to spread antisocial anarchist revolutionary ideas and practices in the social, so that our thinking and action of direct insurrectional attack can become «watchful threatening energy that slaps and shakes the indifference of the masses, arousing indignation and forcing to reflection, releasing and reviving the fire of discussions, the passion of knowing, faith in the insurrection» (L. Galleani).
Ours is a permanent social war that does not admit hesitation or qualms, it is a furious collision with power in all its forms, against capitalist, military and hypertechnological domination, against society and all its values, it is a violent clash between the classes for their slaughter, between the individual and the State and the religions, between freedom and authority, between social revolution and reaction, which does not admit, nor can admit, interruption or compromise of any kind.
We are nihilists and iconoclasts because we have nothing to save and nothing to keep of this rotten system and in this sense, aimed at reducing it to rubble stone by stone, one of the more effective of the many methods of anarchist propaganda and projectuality is the dissemination and practice of direct, violent and destructive insurrectional attack of the structures, organizations, values, products and the people who belong to the State and hypertechnological military transactional capitalism diluted everywhere into the network in every corner of the globe.
Today more than ever, it is vital to extend and spread atheism and antitheologism, to strengthen our direct critical and scathing attack against all religions, old and new enemies that they are, against all the dogmas of any mould, colour and type, materially and intellectually desacralising and deconstructing any ideology, including our own “stances” if we ourselves were to make a narrow, poorly digested and blind interpretation sacred, religious and fanatical, or an unconscious, or conscious, authoritarian and authoritative tendency.
As a minority within the revolutionary minority we have an outright distrust of the cult of the “masses” (a concept, by the way, far surpassed by the real and objective changes in the present economic and social composition of the current technology), on the attractive bases of our ideas and action, we always oppose the ferocity of the qualitative to the myth of the quantitative. Our revolutionary anarchist attention turns, starts off and always comes back to the individual, to their full freedom and autonomy, and especially to their potential. In this sense, what matters are the possibilities that individuals in revolt give themselves and in them the choices that they realise, the commitments that the excluded freely contract with themselves and in relation to others to emancipate themselves and become autonomous and take their life back into their hands, aimed at assuming direct responsibility for their existence and the autonomous management of the same in all areas of everyday life, horizontally, in concourse and in cooperation and reciprocal solidarity with the others involved. For this reason we believe that there is no defined and definitive aim for the individual other than the individual themself, their full and complete realization in freedom, with the extension of their faculties, knowledge and passions, in continuous self-improvement through relationships and social and solidarity interactions that horizontally, in reciprocal respect of differences, establish with other equally free individuals, in a vast increase of possibilities for themselves and for others, along the incessant research for richer and desiring horizons, directly protagonist and sole master and supporter of their life, with no more chains and no longer afraid of being swallowed up in the vast ocean of freedom.
In this society, fully managed and dominated by the organization of power and authority, unless it is destroyed and this whole system is radically knocked down right to its foundations, and at the same time the insurrectionary process on the path of social revolution is set off in thought and action, it is a mere illusion to believe you can start to “build” anything in terms of creative social anarchist self-management, because any experiments in this direction, other than isolating oneself between niches of friends or dying from self-consumption, or being repressed by power if considered inconvenient for the theoretical and practical ideas that it spreads, would at once, somehow be swallowed up and absorbed, together with its components, within the same dominant State and capitalistic network. That’s why in the here and now of the present this anarchist self-management on the path of freedom starts with destruction.
The ruptures to unleash in the social clash against the whole system of domination, always start from the point where each one finds themselves, the condition in which they live, the choices that each contracts with themself and then, consequently, from the ways of relating, understanding and intervening in social conflicts, among the exploited and excluded; without ever being overwhelmed by events or ending up giving in to compromises or naive and instrumental moderations or hiding places that do not belong to us but which, instead, are specific to all those forces for improvement, parliamentarians, bourgeois and reformists who, for their own specific purposes, certainly not revolutionary and subvertors of the existent, mobilize slyly on the wave of a well-built “common sense” on the widespread malaise, setting off movements of opinion which act as a “buffer” for mediation within social conflicts, whose purpose is solely to politically and instrumentally grab portions of controlled consensus aimed to create and disseminate, besides the many democratic lies, additional State logic, reactionary, divisory, legalistic, nationalist and executionalist, turned to the management, government and dominion of the economic, social, political, cultural and so on reality in which we live, thus paving the way for new leaders, managers and scoundrels of every kind, and to new forms of power and authority and in co-management and in conjunction with those already present.
No compromise therefore, and no hesitation.
Yesterday as today, we are and will be every day in open war against the system of domination State, capitalist, technological and religious in all their forms and manifestations and, whatever the composition that governments give themselves, whether democratic or dictatorial (or in whatever way they want to define or organize), they will always find us before them to fight them with fire and sword right to their foundations.
Even if the bosses, governments, the hyper-technological capitalistic organization and the State, with its political police, judicial and military power, killer of freedom in essence, will continue to do everything possible to defend their privileges and to try to stop revolutionaries and insurgents by using all their might and means, know, gentlemen that we do not stumble, indeed, whenever possible, we will answer them blow for blow, without delay, more and more convinced, moved by something completely alien to them and that is not sold in their supermarkets or their benches of power, something whose value is priceless, although it demands a very high price, and for which it is worth fighting to the end and without hesitation: its name is dignity.
Constantly at «daggers with life», the only masters and judges of ourselves in breaking with the existent and in our radical negation, we have no hesitation in opposing the structural enslaving and exploiting violence of the State and capital with revolutionary insurrectional anarchist liberatory violence, always and everywhere, in all its various forms and manifestations.
It is well, finally, that you gentlemen remember that as far as your preventive military and police defence, both internal and external to the State, will never succeed in destroying anarchy or in containing the spread of its principles and its practices because «…its roots are too deep; it was born in the bosom of a rotten society that is falling apart; it is a violent reaction against the established order. It represents egalitarian and libertarian aspirations that fight in breach of today’s authorities; it is everywhere and what makes it elusive will end up killing you» (Emile Henry).
And in all this we find without delay the proper sense of our fraternal and revolutionary solidarity with all the comrades who, both inside and outside the prisons, anywhere in the world, day after day, do not save themselves and continue to give their all in and for the insurrectional anarchist struggle, with courage, pride, perseverance and generosity…
Minds and hearts up!
No god no State, no servants no bosses!
Anarchist resistance has only just begun!
Michela Ortu and Pierleone Porcu
[English translation published in lib.anarhija.net. Italian version published in autistici.org/cna website in september 2016 and in n. 3 of Croce Nera Anarchica, 2017. Italian version also in selva.noblogs.org].
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Brecce, n. 9

Brecce, giornale murale aperiodico, n. 9, ottobre 2018.
In questo numero:
Panchine
Fantasmi
Bici
Biblioteca anarchica occupata “Disordine”
via delle Giravolte 19/a – Lecce
Aperta tutti i giovedì dalle ore 19.00 alle 22.00.
Dalle 20:30 cineforum.
E-mail: disordine[at]riseup.net
Per scaricare il file del nono numero di Brecce: Brecce n. 9.
Qui di seguito i testi presenti in questo numero:
Panchine
A cambiare il volto di una città, non ci vuole molto. E quello di un quartiere ancora meno.
Basta servirsi dei soliti giornali che a ripetizione scrivono articoli su articoli sull’allarme sicurezza, incitano gli abitanti a chiedere più controlli per le strade e più telecamere. E così le telecamere vengono installate a ogni angolo e i gli assidui controlli per strada si ripetono quotidianamente.
A Lecce si chiama “legalità diffusa a oltranza” la tecnica poliziesca di dissuasione verso alcune categorie di soggetti. Ma la dissuasione – si tratta evidentemente di un eufemismo – non è dal commettere reati, ma dall’essere presenti, visibili. L’importante infatti è che il cosiddetto decoro che dovrà attirare i turisti, non venga disturbato o sporcato dalla piccola criminalità o da azioni che sfuggono ad una gestione della città tutta improntata all’immagine, al controllo, al suo divenire uguale a tante altre città del mondo; al suo essere fruibile da un’utenza che sia in grado di far circolare denaro. Tutto è mercato, tutto è merce, tutto è mercificabile e queste sono le regole che imperano. Gli immigrati, le prostitute, i facinorosi, di per sé saranno elementi di disturbo da allontanare, marginalizzare e criminalizzare.
L’abitudine a vedere polizia, vigili o militari nelle strade sarà l’altra faccia della medaglia. Repressori o protettori, a seconda dell’esigenza, la loro continua presenza insinuerà l’obbedienza verso l’ordine costituito.
Ma ci sono anche aspetti minori in grado di raggiungere i medesimi risultati. Al termine del rifacimento del manto stradale, da alcuni quartieri sono scomparse le panchine. Sì! Proprio le panchine, che permettono di riposare o scambiare quattro chiacchiere, oppure di sedersi per mangiare, bere, leggere, incontrare amici, trascorrere una serata in compagnia. Ancora prima ad essere eliminate erano state le fontane. No! Le nuove città non permettono più tutto questo, o almeno cercano di evitarlo laddove l’ossessione per la sicurezza ha alimentato la costruzione del deserto umano. Consumare è l’unica cosa consentita.
Addomesticati o resistenti. La scelta è assolutamente necessaria.
Fantasmi
La prima vittima del fascismo, precedente all’assalto squadrista al giornale “L’Avanti”, fu una donna operaia. Teresa Galli morì il 15 aprile 1919 durante una manifestazione socialista e anarchica che si svolse in protesta alla repressione poliziesca avvenuta due giorni prima. Tra i tre e i quattrocento fascisti e futuristi andarono a caccia dei manifestanti armati di mazze, pugnali, pistole, bombe a mano. Uno di loro sparò e uccise Teresa. Alla fine della giornata ci furono quattro vittime. Da questo momento il fascismo ha espresso esattamente le sue caratteristiche. Contro la gente, contro le persone (di qualsiasi colore), contro i poveri, contro i lavoratori, contro la libertà, di ogni tipo. Quel secolo che ci separa da quella prima morte sembra d’un colpo essere ridiventato brevissimo e aver riportato in auge la reazione più feroce, l’oscurantismo più becero, l’imposizione di un’autorità brutale. Alcune settimane fa, una donna pensionata sgomberata da una casa occupata, in seguito al Decreto del nuovo ducetto in camicia verde, ha minacciato di darsi fuoco pur di non abbandonarla. Anche questa vicenda è espressione delle reali caratteristiche del fascismo dilagante della Lega. Contro le persone, contro i poveri, contro gli occupanti che non hanno un altro posto dove andare, contro la libertà. Ma per quanto l’atrocità e il totalitarismo fascista torni alla mente, oggi è il regime democratico a imporre tutto questo. A permettere a un ministro dell’Interno di giocare a risiKo con la vita e la morte di migliaia di persone, a permettere a un senatore di affermare di voler obbligare le donne a partorire, a permettere a degli insulsi governanti di tenere sul filo della speranza o dell’abisso milioni di persone.
Chi semina vento raccoglie tempesta dice il detto; dovrebbe diventare una promessa contro chi agita autorità e sopraffazione pensando di non avere conseguenze.
Bici
Anche una bici può essere un cavallo di Troia in questo mondo tecnologico.
Eppure, si dirà, essa rappresenta il movimento lento, ecologico, gratuito. E così è se la bicicletta costituisce un mezzo di trasporto attraverso il quale eliminare l’auto e di conseguenza il traffico e di conseguenza l’inquinamento; e così è se essa rappresenta un tempo dilatato per percorrere le distanze, senza orari imposti e con la possibilità di cogliere il paesaggio intorno. Tuttavia la poesia è soffocata se viene sostituita dal controllo, mentre il mezzo in sé – la bicicletta – diventa strumento di irreggimentazione. Altro non sono infatti le cosiddette smart cities, città interconnesse, tecnologiche, dove gran parte dell’attività umana si può svolgere attraverso una app scaricata sul proprio smartphone. Dove i lampioni sono intelligenti e sono dotati di sensori e telecamere che segnalano qualsiasi aspetto non conforme. Dove le banche dati accumulano informazioni a ritmo serrato e gli algoritmi matematici scandiscono tutti gli aspetti quotidiani, sempre uguali, ripetitivi, costantemente monitorati. In questo nuovo totalitarismo tecnologico è semplicemente la vita ad essere eliminata.
Non hai lo smartphone? Sei assolutamente sospetto. Non usi il telefono per più di venti minuti? Segnalato come potenziale terrorista. Passeggi di notte per guardare le stelle, un lampione si accenderà al tuo passaggio per illuminare il buio che ormai non ti è più concesso e presto dimenticherai del tutto.
Vuoi usare la bicicletta? Pagando una modica cifra – perché il denaro è la base di tutto – sarai sempre rintracciabile grazie alla geolocalizzazione e le passeggiate in qualche posto sperduto saranno solo un ricordo lontano. Tutto reale e già in vigore in varie città, nessuna fantascienza.
Tra gli applausi generali a questa galera sociale ipertecnologica e il riformismo che spaccia per rivoluzione lo stringersi delle catene, nessuno sembra provare alcun dubbio. Eppure non è per nulla peregrino chiedersi come si produce l’energia che andrà ad alimentare questi modelli tecnologici. Abbiamo idea di quanto possa consumare un server informatico che dovrà gestire di fatto le app da scaricare? Se qualche dubbio cominciasse ad assalirci, forse la gabbia che ci stanno costruendo attorno ci sembrerebbe esattamente per quello che è. E forse continueremmo a prendere le bici, quelle senza denaro, senza geolocalizzazione, senza tempo e senza direzione.
Che a disertare questo mondo basta davvero poco.
***
Nota di selva.noblogs.org
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Villa Vegan Occupata menacée d’expulsion

Ces derniers jours, des rumeurs ont circulé sur la possible expulsion du squat Villa Vegan, programmée pour mardi 30 octobre.
Nous pensons que c’est une information fiable et sommes déterminé.e.s à résister, du coup nous faisons appel à toute personne solidaire à nous rejoindre pour préparer ensemble la résistance et la mobilisation contre l’expulsion. Tou.te.s celles/ceux qui veulent soutenir le lieux sont bienvenu.e.s, celles et ceux qui nous ont croisé.e.s en ces années, qui ont mené des luttes qui ont trouvé de la complicité ici, qui pensent que l’expulsion d’un espace anarchiste occupé depuis 20 ans coûtera chère au pouvoir.
En ces années d’occupation, Villa Vegan a hébergé des compas venant des quatre coins du monde, a donné du soutien logistique à de nombreux projets auto-organisés, spécialement ceux de la scène punk-hardcore, et à des nombreuses luttes, par exemple contre le système carcéral et en solidarité avec les prisonnier.e.s, les luttes écologistes et pour la libération animale, contre le racisme et les CRA, luttes trans-féministes, queer et contre la violence de genre, luttes antifascistes; des combats refusant toute relation avec des institutions et toujours en opposition au système capitaliste et à l’État.
Avec l’expulsion des espaces squattés, la construction continuelle de nouveaux bâtiments, les rafles contre les migrants, les personnes en situation irrégulière et les indésirables de tout type, le « développement » urbain de ce secteur, la militarisation croissante et la surveillance dans les rues, ils veulent transformer les lieux où nous vivons en des villes d’exposition servant uniquement à faire marcher l’économie et en des dortoirs pour celles et ceux qui font partie de l’appareil de production et de consommation, fermant toujours plus les espaces où peuvent se développer la résistance. Pour cette raison, chaque expulsion ne concerne pas seulement le lieu spécifique attaqué mais un plan plus global de contrôle social mené par le pouvoir politique et économique, qui doit être attaqué.
Nous invitons celles et ceux qui le peuvent, à passer et à s’arrêter – voire dormir – à la Villa Vegan ces jours-ci.

Mise-à-jour, mardi 30 octobre 2018:
L’expulsion de la Villa n’a pas eu lieu ce matin. Nous sommes prêt.e.s à défendre le lieu. Ces derniers jours, de nombreuses personnes sont venues apporter de la solidarité et nous avons continué à organiser la résistance ensemble en travaillant sur les barricades et en discutant de comment agir au moment de l’expulsion.
Le Halloween Taz, organisé par le collectif Teols de Saronno a été déplacé à Villa Vegan […].
Nous réitérons l’appel à porter du soutien direct, étant présent.e.s ici et on s’organisant ensemble.
Des choses utiles à ramener: nourriture, matériaux de construction et outils.
Prochains RV à Villa Vegan :
Mercredi 31 octobre: concert punk de soutien aux prisonnier.e.s de l’Opération Scripta Manent.
Vendredi 2 novembre: dîner et assemblée publique contre l’expulsion.
Pour nous contacter, écrire à: villavegansquat at inventati.org
Toutes les infos sur le blog: villavegansquat.noblogs.org
Villa Vegan Occupata
Via Litta Modignani, 66
20161 – Milano
Metro 3 “Affori FN”
FNM “Affori” / “Quarto Oggiaro”
Bus 40, 41 e 52
[Pris de attaque.noblogs.org].
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About Villa Vegan Occupata under eviction

Villa Vegan squat is under eviction! Days of resistance!
In recent days it has come rumor that they want to evict Villa Vegan Tuesday, October 30th.
We believe it is a trust information and we are determined to resist, so let’s make a call to all the people in solidarity reach us to prepare together resistance and mobilization against the eviction. It is welcome anyone who wants to support the place, who has crossed over the years, who has carried on the struggles that here have found complicity, all the comrades who they think that if they want to evict an anarchist space occupied by 20 years must cost him dear.
In all these years of occupation Villa Vegan has hosted comrades from all over the world, has given logistical support to many self-managed projects, especially those from the hardcore punk scene, and a lots of fights, including those of against prison system and in solidarity to prisoners, ecologists and for liberation animal, against racism and CIEs (renamed then CPR), transfeminist queer and against gender violence, antifascist; struggles that refuse relations with institutions and always in opposition to the capitalist system and the state.
With the evacuation of the occupied spaces, the interminable overbuilding, the raids against the migrants, irregular and unwanted people of each type, the urban “redevelopment” of the neighborhoods, the growing militarization and surveillance of the roads, they want to transform the places where we live in the showcase cities useful only to run the economy and in dormitories for those included in the rhythm of production and consumption, closing more and more every possible resistance space. For this reason every eviction does not concern only the specific place that comes attacked but the more general plan of social control by the political and economic power, and must be opposed.
WE INVITE THOSE WHO CAN PASS AND STOP — EVEN TO SLEEP — IN VILLA VEGAN IN THESE DAYS.
UPDATES – TUESDAY 30TH OCTOBER
This morning Villa’s eviction didn’t happen. We stand ready to defend the place.
In the last few days lots of people came bringing solidarity and we continued organising the resistance together, working on the barricades and discussing on what to do in case of actual eviction.
The Halloween Taz organized by Telos Collective from Saronno has been moved to Villa Vegan, on this blog you can find a communique about the need of occupation as a practice and the decision of moving this event.
We reiterate the call to bring direct support, being present here and organizing together.
Useful things to bring here: food, construction materials and tools.
NEXT APPOINTMENTS IN VILLA:
— Wednesday 31st october: Punk show to support the prisoners of Scripta Manent Operation. HALLOWEEN NIGHT
— Friday 2nd november: Dinner and public meeting against the eviction
For following updates check the blog.
To contact us write to: villavegansquat[at]inventati[dot]org
[Translation from anarhija.info website].
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Parution de Rhizome n°5

Le numéro 5 de Rhizome, journal anarchiste pour diffuser la résistance contre le génie génétique et son monde, est sorti.

On y traite des questions de la figure du paysan et des classes sociales, des projets de plantes-espions de l’armée américaine et de start-ups suisses, de l’assassinat de Jérôme Laronze par la police, des nouvelles de la technologie à Turin, d’actions directes et d’additifs alimentaires génétiquement modifiés.

Tous les numéros de Rhizome sont à télécharger (en français / in  italiano / auf Deutsch) sur: https://rhizom.noblogs.org

Vous pouvez aussi nous donner une adresse postale pour recevoir des exemplaires en papier.

Bonne lecture!
Rhizome

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Villa Vegan Occupata sotto sgombero

Nei giorni scorsi è giunta voce che vogliono sgomberare Villa Vegan martedì 30 ottobre.
Riteniamo sia un’informazione di fiducia e siamo determinat* a resistere, quindi facciamo una chiamata a tutte le persone solidali a raggiungerci per preparare insieme la resistenza e la mobilitazione contro lo sgombero. È benvenut* chiunque abbia voglia di supportare il posto, chi lo ha attraversato negli anni, chi ha portato avanti le lotte che qui hanno trovato complicità, tutte le compagne e i compagni che pensano che se vogliono sgomberare uno spazio anarchico occupato da 20 anni gli deve costare caro.
In tutti questi anni di occupazione Villa Vegan ha ospitato compagni e compagne da tutto il mondo, ha dato supporto logistico a tanti progetti autogestiti, in particolare quelli della scena punk hardcore, e a tantissime lotte, tra le quali quelle anticarcerarie e la solidarietà alle prigioniere e ai prigionieri, ecologiste e per la liberazione animale, contro il razzismo ed i CIE (rinominati poi CPR), transfemministe queer e contro la violenza di genere, antifasciste; lotte che rifiutano i rapporti con le istituzioni e sempre in opposizione al sistema capitalistico e allo Stato.
Con gli sgomberi degli spazi occupati, l’interminabile cementificazione, le retate contro le persone migranti, irregolari e indesiderate di ogni tipo, la “riqualificazione” dei quartieri, la crescente militarizzazione e sorveglianza delle strade, vogliono trasformare i luoghi in cui abitiamo in città-vetrine utili solo per fare girare l’economia e in dormitori per chi è inserit* nel ritmo di produzione e consumo, chiudendo sempre più ogni spazio possibile di resistenza. Per questo motivo ogni sgombero non riguarda soltanto il posto specifico che viene attaccato ma il piano più generale di controllo sociale da parte del potere politico ed economico, e va contrastato.
Sabato 27 ottobre dalle 21.30: assemblea antisgombero in Villa Vegan,  via Litta Modignani 66, Milano.
Domenica 28 ottobre dalle 12: pranzo e giornata di lavori.
Invitiamo chi può a passare e fermarsi – anche a dormire – in Villa Vegan in questi giorni.
Seguiranno aggiornamenti.
[Tratto da villavegansquat.noblogs.org]
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